La Situazione a Marineland Antibes: Un Parco Acquatico Abbandonato

Cosa sta succedendo precisamente nel parco acquatico abbandonato in Francia? Facciamo un po’ di chiarezza.

Ultimamente si sta sentendo spesso parlare del parco acquatico Marineland di Antibes, che ha chiuso i battenti a gennaio 2025. Ad oggi, nel parco ci sono 2 orche e 12 delfini in uno stato di semiabbandono ormai da 10 mesi. Fortunatamente, c’è ancora qualcuno che si occupa di nutrire e controllare questi esemplari, ma di certo questa situazione non può protrarsi a lungo.


Come si sta pensando di agire e perché gli esemplari non sono stati ancora liberati?
La situazione è molto complessa: liberarli adesso significherebbe esporli a dinamiche che non sono in grado di affrontare. Ormai sono abituati a vivere in pochi metri cubi d’acqua e non sono capaci di procurarsi autonomamente il cibo, il che li porterebbe a una morte quasi certa.
Nei mesi scorsi sono state considerate varie opzioni, tra cui il trasferimento in Spagna, al Loro Parque di Tenerife, o in Giappone. Tutte queste ipotesi sono però fallite. Le ultime due orche ancora detenute in cattività nel Paese, madre e figlio, potrebbero essere trasferite in un santuario marino in Canada, in Nuova Scozia.
La legge francese vieta il loro trasferimento in altre strutture dove continuerebbero gli spettacoli. Pertanto, si cerca una soluzione che garantisca il loro benessere. L’ipotesi più discussa è il trasferimento in un santuario. Con la parola “santuario” si intende un ambiente semi-naturale, non completamente selvaggio, ma non è nemmeno una vasca o una struttura artificiale come un parco acquatico. Si tratta tipicamente di una baia costiera protetta o di una grande insenatura recintata. È specificamente destinato ad accogliere animali, come orche, delfini o balene, che sono stati salvati dalla cattività (parchi marini, acquari) o che sono stati riabilitati dopo un salvataggio, ma che non hanno le competenze necessarie per sopravvivere in autonomia nel loro habitat naturale. Gli animali ricevono ancora cibo, cure veterinarie e un monitoraggio continuo da parte di esperti, ma hanno molto più spazio e un ambiente più stimolante e naturale.

Il santuario a cui si fa riferimento riguarda il progetto del “Whale Sanctuary Project”, in Nuova Scozia, Canada, che ha l’obiettivo di creare un santuario in una baia costiera protetta, dove i
cetacei (orche, balene, delfini) salvati dalla cattività possano vivere in un ambiente semi-naturale, con un monitoraggio continuo.
Il santuario, “Whale Sanctuary Project” non ha ancora una data di apertura definitiva, ma gli sviluppi più recenti indicano un obiettivo preciso ma l’obiettivo è che il santuario sia pronto per accogliere i primi cetacei entro la fine dell’estate 2026. In precedenza si prevedeva l’arrivo dei primi cetacei già nella primavera 2026. Il progetto ha i fondi sufficienti per avviare i lavori (come la bonifica del sito e la realizzazione delle recinzioni), ma ha bisogno di raccogliere ulteriori fondi, stimati in circa 15 milioni di dollari, per completare tutte le infrastrutture necessarie e aprire in tempo per la fine dell’estate 2026.

La storia di Kshamenk
Questo purtroppo non è il primo e nemmeno l’ultimo avvenimento di animali tenuti in cattività per anni, ma è importante che avvenimenti come la morte di Kshamenk, l’orca tenuta in cattività per oltre trent’anni, ci siano di insegnamento per non commettere gli stessi errori. La storia di kshamenk inizia in Sud America nel febbraio del 1992 quando alcuni residenti segnalarono il presunto spiaggiamento di quattro animali, All’arrivo dei soccorritori, però, venne trovata una sola orca, un giovane esemplare maschio, in condizioni critiche. Da quel momento fu soccorsa da degli operatori di “Mundo Marino” e con l’autorizzazione delle autorità nazionali e il parere di esperti internazionali, si decise quindi il suo trasferimento al parco per ricevere cure intensive.
Quando fu trovato aveva solamente 3 anni, e da quel momento non vide mai più l’oceano, la vasca in cui viveva, larga appena 12 metri, è stata definita la più piccola al mondo per un’orca. Trascorreva lunghi periodi immobile sul fondo, in un ambiente poco più profondo della lunghezza del suo corpo. In superficie, nuotava in cerchio, senza meta, senza stimoli.
La sua sofferenza era ben visibile e questo ha portato alla morte dell’orca all’età di soli 33-35, un’età che per un’orca in libertà rappresenta circa la metà della sua aspettativa di vita, ma forse per kshamenk la morte è stata la via di fuga da quella situazione disumana in cui era stato costretto a sopravvivere, dove la sua unica libertà era quella di morire.
Ad oggi spero che questo ci possa essere d’insegnamento e che la morte di kshamenk non sia stata vana ma ci permetta di prendere provvedimenti concreti per le specie ad oggi rinchiuse nel parco acquatico Marineland.

3 thoughts on “La Situazione a Marineland Antibes: Un Parco Acquatico Abbandonato”
  1. Post chiarissimo e importante. Fa capire quanto la situazione sia delicata e perché “liberarli” non sia una soluzione semplice. Speriamo davvero che questa storia serva da lezione e che per Marineland si scelga finalmente una strada più giusta, senza ripetere errori come quelli fatti con Kshamenk.

  2. Sig.ra Riezzo ho letto con grande interesse il suo articolo e desideravo farle personalmente i miei più sinceri complimenti. L’ho trovato estremamente ben scritto, chiaro ed efficace, capace di unire profondità di analisi e grande scorrevolezza. Ogni passaggio è spiegato con precisione e competenza, rendendo il contenuto accessibile ma mai banale. È raro imbattersi in articoli così completi, equilibrati e coinvolgenti: una lettura davvero preziosa. Complimenti per l’eccellente lavoro e per la qualità con cui affronta temi complessi.👏👏👏👏👏

  3. Ottimo post, chiaro conciso e con fonti attendibili. Sono colpito dalla profondità dell articolo e la carezza con cui ne parli. Spero di leggere altri articoli come questo in futuro.

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