Nel corso della storia, le esigenze dell’uomo sono cambiate profondamente, seguendo l’evoluzione delle società, delle tecnologie e dei sistemi economici. Dai bisogni primari delle comunità antiche : nutrirsi, proteggersi, tramandare tradizioni, si è passati progressivamente a necessità sempre più complesse, fino a desideri che oggi spesso superano di gran lunga ciò che è davvero essenziale.

Viviamo in una società in cui si punta sempre di più al profitto e “all’evoluzione”, e in fondo “qual è il problema?” è questo lo scopo della società, della specie, quello di evolversi. Eppure, noi invece di evolverci evolviamo lo spazio attorno a noi così da renderlo a “misura d’uomo”. Stiamo costruendo un mondo che ci calza a pennello, un mondo che ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno, quando ne abbiamo bisogno, e pensiamo addirittura che tutto questo sia normale.

Basti pensare al lusso, ormai scontato, di mangiare sempre ciò di cui abbiamo voglia. Basta andare al supermercato per trovare tutto ciò che desideriamo a partire da frutta e verdura non di stagione, continuando con prodotti come la carne, considerata da sempre un lusso, che pochi si potevano permettere solamente in occasioni speciali, oggi diventato un cibo molto economico che si può tranquillamente trovare costantemente nei supermercati.

L’illusione della disponibilità infinita ha offuscato la consapevolezza del valore reale delle cose. Viviamo in un’epoca in cui il desiderio si confonde con il diritto: ci sentiamo autorizzati ad avere tutto e subito, senza chiederci quale sia il costo ambientale e sociale di quella facilità. Eppure, ogni oggetto che usiamo ogni giorno — dal maglione che indossiamo alle merendine che mangiamo distrattamente — ha richiesto energia, acqua, materie prime, lavoro, trasporti. Nulla arriva dal nulla. Ogni nostro “lusso”, anche piccolo, ha un impatto che ricade sul pianeta.

Il paradosso è che più ci vengono garantite comodità in abbondanza, più abbiamo perso la percezione che queste comodità avessero un prezzo. Ci siamo convinti di meritarle, come se fossero parte naturale della nostra vita. Ma la verità è che questo ritmo di consumo non è sostenibile: non per il clima, non per gli ecosistemi, non per le generazioni future.

L’assurdità è che oggi l’umanità avrebbe davvero bisogno di “tornare indietro” su alcuni aspetti: rallentare i consumi, ridurre gli sprechi, accettare che non possiamo avere tutto sempre e subito, rinunciare a parte del superfluo. Ma, allo stesso tempo, proprio perché siamo cresciuti in un mondo che ci ha abituati al comfort, alla velocità, alla disponibilità immediata, questo passo indietro è quasi impossibile da compiere.

Ed è proprio questo il nodo del problema: la strada che sarebbe necessaria per la sopravvivenza del pianeta è anche quella più difficile da percorrere per una società che ha interiorizzato il consumismo come normalità. Non perché non sia possibile, ma perché psicologicamente e culturalmente non siamo pronti.

Rinunciare al superfluo, oggi, sembra quasi una violenza verso noi stessi. Eppure, paradossalmente, è proprio il superfluo che ci sta danneggiando. Abbiamo costruito un modello che ci promette felicità, ma che allo stesso tempo ci rende dipendenti da un comfort che non possiamo continuare a sostenere.

Ecco perché sarebbe necessaria un’“involuzione”, che non significa tornare alle caverne, ma riscoprire un equilibrio perduto, recuperare il senso del limite, imparare a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è solo desiderio alimentato dal sistema.

Perché la verità è che, finché continueremo a credere che il benessere coincida con il “sempre di più”, non riusciremo mai davvero a cambiare strada. E continueremo a difendere un modello che ci ha abituati talmente bene da renderci ciechi di fronte alle sue conseguenze.

2 thoughts on ““UN MONDO A MISURA D’UOMO””
  1. “Il progresso ci fa perdere ciò che rende autenticamente umana la vita” …e tu lo hai spiegato benissimo.

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